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Il coro

 

I soci fondatori intendevano porsi sulle orme della "scuola nuorese", fenomeno articolato e di non facile definizione, così come si presentava allora; orientativamente si tratta di complessi vocali per quattro voci pari virili (tenori primi e secondi, baritoni e bassi) e uno o più solisti che:

  • Pretendono una parentela con le precedenti forme della polivocalità  di tradizione orale, genericamente distinte come canto a tenore e canto a cuncordu;
  • Presentano un numero teoricamente indefinito di cantori per ciascuno dei quattro reparti;
  • Si dotano necessariamente di una guida musicale, relativamente autorevole in fatto di repertorio e impostazione vocale, che li conduca durante le esibizioni, pur conservando incerti margini di concertazione; il direttore non è reperito necessariamente nella comunità , può provenire dall'ambiente accademico o non essere comunque un cultore di musica "popolare" globalmente intesa;
  • Si affida a un repertorio che è prevalentemente in lingua sarda, suscettibile di essere accresciuto a piacimento ed ha come naturale valvola di sfogo il concerto o altre esibizioni davanti al pubblico; generalmente nasce in forma scritta per favorirne la divulgazione e l'esecuzione da parte di altre formazioni;
  • Durante la performance i cantori, ed eventualmente i danzatori nei gruppi di ballo folk della stessa località, vestono una divisa che considerano identificativa della comunità  di provenienza;
  • Coltivano almeno un repertorio condiviso sulla più amplia scala regionale.

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Se queste sono le linee guida è vero però che nel tempo sono emerse alcune peculiarità  per cui è oggi difficile dire cosa sia, o cosa abbia finito per essere, il coro dell'Associazione. Sarebbe certamente più semplice darne una definizione difettiva, basata su cosa non sia possibile dire con sicurezza: al contrario dei cori "di paese" il "Terra mea" non insiste su una comunità , non ha dunque un patrimonio demologico e musicale prossimo cui attingere, cui garantire continuità, o un uditorio qualificato cui dare conto: è esso stesso una comunità  fluttuante, che non è mai data una volta per tutte (e non può definirsi in modo univoco). Anche il pubblico cui si rivolge, potenzialmente diverso ad ogni esibizione, si caratterizza per la medesima provvisorietà.

Ugualmente complicato il discorso linguistico: l'eterogeneità  impone la scelta di una lingua veicolare, individuata nell'italiano, e la lingua del singolo interviene piuttosto al livello di espressioni idiomatiche. I medesimi margini di provvisorietà  informano l'attività  svolta, il repertorio e il gruppo, fatte salve le premesse di cui sopra.

 

Testo a cura di Federico Chessa e Salvatore Sanna
Licenza Creative Commons
Quest' opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia

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